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Archive for novembre 2005

Se andando in un qualsiasi ospedale del Paese delle Meraviglie è possibile incontrare puffi più o meno apocrifi, per imbattersi nei pochi Umpalumpa rimasti è preferibile entrare in una fabbrica di dolci. Purtroppo per i più sprovveduti, tali astute creature svolgono il loro lavoro travestiti da normali esseri umani (sempre che la dicitura “normali esseri umani” possa essere applicata al caso giapponese), sì da evitare di essere riconosciuti.

Al Papabubble, una delle ultime fabbriche di caramelle gestita nell’ombra da siffatti figuri, abbiamo avuto la fortuna di avvicinare due Umpalumpa e che hanno dimostrato un particolare interesse per l’Italia e varie cose -un po’ a caso in realtà- che appartegongono alla terra dei cachi. E mentre srotolavano metri di pasta di zucchero colorata trasformandola in leccalecca, da bravi Umpalumpa, ci snocciolavano quello che sapevano in italiano: Totti [perché, è italiano?!], Gattuso [perché, è umano?!]… Firenze, Roma… pizza, amatriciana.
E non è un caso che a far da colonna sonora ci fossero i Cypress Hill, dato che ormai, a furia di respirare i fumi degli zuccheri e dei coloranti, erano diventati due Umpalumpa “Insane in the Brain”. [anche se, secondo il Dido, era tutto uno stratagemma per resistere al loro innato desiderio di esibirsi in inquietanti canzoballetti di gruppo…]


Ecco uno degli Umpalumpa che posa insieme a una delle sue creazioni.

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Momijigari

Benchè Tōkyō non sia proprio la località giusta per i momiji, finalmente oggi, in compagnia di Atsumi e fidanzato, ci siamo recati in quel di Kudanshita al Kita no Marukōen. Non che i Momiji abbondassero, ma qualche avvistamento c’è stato e io sono entrata in berserk da servizio fotografico!

E se ce l’hanno sempre menata con i kōyō anche gli ichō (ginko biloba) fanno la loro porca figura!




E pare quasi che anche gli altri alberi, per non sfigurare, abbian deciso di tingersi di rosso. Onde evitar il verde d’invidia…
Accanto al parco si stende il lungo viale d’ingresso allo Yasukuni Jinja, costellato di ichō che paiono indorarsi per il caldo tramonto. Questi, assieme agli enormi torii in cemento, troneggiano testimoni di un fondamentale rito di passaggio, lo shichigosan. Sotto di essi i bimbi vengono spinti, con la scusa di foto ed eleganti kimono, oltre la loro fanciullezza, eroi di una guerra ancora tutta da combattere. E Koizumi gode.

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Se i topi ballano in assenza dei gatti, i punkonigli gongolano in presenza dei dolci. anche se più che dolci si dovrebbe parlare di azzardi architettonici realizzati in burro e crema. E gli architetti, lo sappiamo tutti, dormono solo due ore a notte: mai fidarsi di un essere che può sopravvivere dormendo meno di 3 ore a notte, diceva sempre mio nonno!
Ma tralasciando gli architetti, si diceva dei dolci: l'unica medicina azzeccata per la rinascita della logorata Miki. Peccato che a prescriverli non sia stato un medico, ma Rie e Tanikawa…
Per fortuna l'inserimento di succulenti ordigni vegetali all'interno dei concentrati burrocremosi ha evitato il ripiombare della sventurata nell'inferno degli ospedali nipponici. Questo astuto stratagemma, tuttavia, non fa che peggiorare la mangevolezza dei bombardini, la cui multistratificazione rende notevolmente impossibile l'addentatura degli stessi. Salvo provocare la vulcanica fuoriuscita di creme pannose e di panne burrose. Manco se te stai a magna' i fonzie te lecchi le dita accussì! [e lo dice Dido, che esce sempre lindo dalla degustazione dei kaki…]

E' nato prima l'uovo, o la gallina? Essere o non essere? E' piu' pirla Berlusca o i coglioni che lo seguono? Mangiare prima la frutta o prima il dolce? In Giappone tutte queste domande non hanno senso: in un paese dove anche la frutta viene conciata come un dolce, probabilmente uovo e gallina nascono insieme. Di conseguenza Berlusca e i suoi sono ugualmente pirla. Il fruttolce in questione e' realizzato con una base di melone invernale sul quale sono delicatamente adagiati frutti estivi quali la fragola e autunnali come pera e uva. il tutto ricoperto da un sottile velo di gelatina [che, come tutti sanno, è un frutto tipicamente primaverile…]

Dopo il fruttolce, Punkazzilla procede all'attacco dello ziqqurat-sfoglia di crema pannosa: tan tadan dan…

In preda ai fumi del burro, l'ultima foto prima del crollo diabetico…

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Tagliatele la testa!

Niente nuove sul fronte occidentale.
Nel Paese delle Meraviglie, invece, visita in ospedale. A furia di ordinare decollazioni e urli aquilini, la Regina di Cuori riposa le membra. E anche la nostra Miki ha voluto provare questo viaggio nel viaggio in un Paese delle Meraviglie dentro al Paese delle Meraviglie. Una itineranza matrioskica in terra cipangica. E tutto per aver troppo lavorato. Con la fantasia, beninteso. Del resto ce ne vuole per immaginare un Paese i cui deschi giacciano interrati in caverne senza finestre, o dove i corvi camminano su instabili trampoli a spillo. Ce ne vuole, anche per un'eroina. Che poi più che eroina son sempre i funghetti del Brucaliffo a dare colore ai fumi del Select. O, al massimo l'erba della maggiorana, pianta mitica la cui esistenza risulta incerta nel Paese delle Meraviglie.
Molto meglio puzzare d'alcool fino a non poter più camminare…Avvinazzamento da birra, etimologicamente scorretto!

Ad ogni modo, la discesa negli inferi del sistema ospedalizio giapponese vale ben la pena di un influenzina improvvisata. Provare per credere. Il Nakano Sōgō Byōin (中野総合病院) lascia un po' la sensazione di pesantezza di un ragù in mensa, o come un polpettone pomeridiano a caso. E, d'altronde, la glossa al "Nakano General Hospital" varrebbe lo sbatto di una nuova telenovelas. Accettazione incomprensibile con orari inconcepibili. Naturalmente tutto giapponese, dai cartelli agli appestati che s'accalcano, finanche alle pseudoinfermierine in pinocchietti blu. Robba che se ci arrivi che stai male te chiedi se non è che forse hai sbagliato favola. Sta di fatto che, alla fine, ne fermi una che ti rivela candida che il reparto giusto per la tua lei è nientepopodimeno che: psichiatria. Urca! Mika kazzi, Miki! [come se poi ci volesse un pinocchietto blu per capirlo…]. E non fai tempo ad arripigliarti che ti gà da digerire la seconda sconcertante rivelazione di novantanovepossiana memoria. In Ospitale non puoi pagare con la carta di credito. O contanti o, aguzzate le orecchie, un po' come Lucignolo, con la carta di debito. Di debito?!?! E lì ti inizi a chiedere quanto cazzo può costare farsi vedere da un grandepuffo che non è neanche vestito di rosso, ma che ha giurato di salvare la vita di tutti gli uomini, citato a memoria dal volantino propagandistico dello stesso edificio. Solo che il pinocchietto blu non può sapere quanto costa una visita. Del resto i puffi son vestiti di bianco, dev'essere una sottorazza apocrifa, peggio di puffolini e nonnipuffi. A cronometro ci vuole una mezz'ora prima di convincere la pseudo che non ti convince di farti ricoverare non si sa perchè, aspettando almeno due ore fra i vecchietti influenzati e pagando un supplemento del 50% per l'urgenza…ma come fai a dire che dovrai pagare il 150%, medicine escluse, senza dichiarare quanto sia la cifra di partenza? Dopo altri comodi quindici minuti -tanto non hai nulla da fare- riesci a fare andare la pseudo a controllare una visita tipo per vedere il costo medio. E pam! ti spara lì un icimangosen'en ijō, da quindicimila ien in su, medicine escluse. Godi Fiorenza!
Insomma, pur di convincerti sono anche disposti a prendere un anticipo di tutto quello che hai in tasca al momento -undicimila per la cronaca- e poi torni a pagare il resto…AAARGH! Manco strozzini su lina materna!
Per fortuna la Carica dei Vecchi mette fine alle insistenze della pseudo che anzi ti liquida brusca con un beh allora tornate domani, no?

Del resto lo scrivono pure gli ammericani sulle Lonely Planet che non bisogna andare in ospedale senza un giapponese, e che devi pretendere che ti forniscano solo ed esattamente il servizio che tu richiedi! Eppoi ci vantiamo di essere italiani!

Ad ogni modo, il secondo atto della soap è tutto un altro stile. Dalla Bamboo House all'Ospedale e ritorno con taxi pagato dal kaichō. Ospedale che pare un'albergo, peraltro, con muri color panna e moquette, e consigliato dallo stesso kaichō, in absentia della sua Regina di Cuori, shachōsan, anche nomata Lascignora.
E finalmente s'è goduto dei frutti del famoso paternalismo lavorativo nipponico. Il caso avendo sollevato le ansie e le proccupazioni di superiori e colleghi, la povera Rie s'è bruciata la mattina del giorno libero per accompagnarci -con torte e luccicanti frutte al seguito- nel travaglio, con la benedizione del buon Tanikawa e del preoccupato kaichō.
Morale della favola? Ottomila ien, di cui più di 5000 di medicine. Ricevuta bilingue per l'assicurazione, e rassicurazioni che il tutto era dato da stress e pressione bassa. Ciapasù e port'aca'!
Come dire, il Seibo Byōin (聖母病院), vicino alla stazione di Ochiai (落合) è assolutamente consigliato per gaijin: cartelli bilingui e personale con proficienza d'inglese. Se non vi turba rifugiarvi in una struttura cattolica, beninteso! E Miki avrebbe qualcosa da dire al riguardo, ma pazienza, non si può mica pretendere troppo in questo Paese delle Meraviglie! Diciamo che quando ha visto una suora ha avuto un po' un collasso, ma poi, pensando al costo delle eventuali medicine aggiuntive le è passato tutto all'istante e stava più bene che mai! Alla lettera! Insomma, se il marito dellascignora, tutto attaccato, ce lo ha consigliato, chi sono io, povera Miki, per manifestare le mie allergie contro tutto quello che riguarda cose di chiesa? mah! insomma, con la suora alla fine non ci ho mica dovuto avere a che fare, l'ho solo vista passare!

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Eccoci all’inizio dell’avventuroso viaggio dei nostri due disgraziati attraverso il Giappone e le sue insidie nascoste (vedi il furto della scarpe, ad opera di ignoti, del povero Dido a Kyōto….) La prima tappa è Nikkō! Sotto una pioggia battente i due malcapitati cercano di visitare i templi della città cercando di stare il più alla larga possibile dalla marea di altri occidentali che spuntano fuori proprio come le lumache quando piove! (si, lo so che lo siamo anche noi, ma quelli che si vedono qua sono spesso e volentieri pirla…. o almeno ne hanno la faccia…. amici e conoscenti esclusi….!) la giornata è stata stancante, ma se non altro si è assistito ad una sorta di festa di non so bene cosa con tanto di sfilata in costume, suonatori e suonatrici di taiko.

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Sì, insomma, da come si evince da quanto sopra lo sdoppiamento di personalità di Miki è ormai giunto a punto critico, tanto che la stessa Alice si sente minacciata nel suo personale primato. Ad ogni buon conto, il tanto agognato viaggiotuttoilgiapponeinunasettimana è iniziato con un cambio d programma, visti gli esiti metereologici e le incognite dei mezzi. Ma, di necessità virtù, con levata alle 5.30 siamo riusciti a raggiungere la prima tappa del nostro viaggio.

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Come ogni località turistica che si rispetti, anche a Nikkō si assiste alla straordinaria capacità dei giapponesi di mettere un biglietto d’ingresso per qualunque cosa. Talvolta due biglietti per la stessa cosa. Vuoi attraversare il ponte sacro pittato di rosso appena rifatto? Ti ga da pagar! Sennò usi quello moderno che gli corre affianco.
Per fortuna quasi tutto il complesso del Tōshōgū è coperto da un biglietto cumulativo da mille yen.

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Il complesso dei templi regala qualche scorcio suggestivo, nonostante il tempo incerto. I primi timidi accenni di autunno occhieggiano qua e là, su foglie di momiji che sembrano arrossire più per pudore che per processi chimici.
Ma solo di qualche accenno si tratta, accenno che tutt’ora non è ancora esploso in nessun tripudio autunnale.

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E se alcuni dicono che il Giappone è dall’altra parte del mondo, e che sempre meglio donne e buoi dei paesi tuoi, a me a volte sembra che tutto il mondo sia un po’ paese…o forse è che l’emulazione dell’occidenta a volte dà esiti imprevisti, portando i fieri macachi nipponici a scimmiottare i tratti meno nobili dell’italiana maniera…io nun c’ero e se c’ero durmivo! Baciammano!

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Il padiglione principale del Tōshōgū, il mausoleo costruito attorno al luogo di sepoltura di Tokugawa Ieyasu: per quanto roboante nel suo intento di celebrare il potere non solo militare, ma anche politico, economico, e culturale del bakufu, resta comunque lontano da certi eccessi che comuni nella storia dell’arte europea.

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E dopo il tanto viaggiare il meritato e lauto pasto…daghe de bachete!

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Alice è parmigiana

Ebbene sì, Alice è una parmigiana, e il Bianconiglio se la fa con la cacciatora, In effetti questa loro storia sarebbe un po’ una pizza, quattro stagioni, beninteso, ma, che volete, con l’arrivo dei pinguini alla Bamboo House non manca certo materiale per una quadriglia invernale. In assenza dei crostacei…
Insomma, il Paese delle Meraviglie si è svegliato due o tre giorni fa e si è trovato faccia a faccia con un ospite inatteso, un inverno squatter che ha ben pensato di accamparsi nella tana del Bianconiglio. Insiene a una masnada di pinginidi inkazzati per il freddo. Non un bell’affare, proprio per nulla.

Insomma, miki vuole una pizza e muore di freddo e vorrebbe mettersi la canottiera di lana come una vecchia befana!!!!!!!!! [brivido, e non per il freddo!] Ma che dire del caro dido che quando va a letto è più imbacuccato di un montanaro e ha addirittura due paia di pantaloni, uno dei quali infilati dentro le calze!!!!!!!! [brivido di miki, pur con la canottiera…..]
Quello è stato solo un momento di debolezza, ora faccio solo uso di psicofarmaci e calzini, tanto per tranquillizzare chi è rimasto nel mondo reale. D’altronde gli uni e gli altri sono assolutamente indispensabili a sopravvivere agli attacchi multipli di freddo + viciniscassaballe…

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